"SEGAMO LA VECCHIA!"
Poveretta, direbbe qualcuno! Ma quì a Monteluiano s'intende quel dolce fatto a
somiglianza di una vecchia, che a metà quaresima, si tagliava appunto a metà
come ad interrompere le ristrettezze del periodo. Ora capisco che non c'è il
motivo ne lo spirito giusto per farla come prima, ma per non perdere certe
tradizioni, tempo fà l'abbiamo riproposta con grande partecipazione da
parte di tutti, sopratutto delle donne che ci hanno deliziato con le loro
"vecchie".
C'è stata una premiazione e la vincitrice è stata "segata". Ovviamente quella
a forma di dolce...!
Per sfatar ogni dubbio vi facciamo vedere alcune foto:

Ecco altre testimonianze, raccolte in rete, che ci fanno
comprendere meglio il significato di questa tradizione.:

Segamo la "Vecchia"
Gubbio (PG)
Tradizionale festa popolare
di mezza quaresima
La “Segata della vecchia”, nella più antica tradizione, vuole simboleggiare
l’addio all’anno vecchio (anno agricolo). Alla vecchia vengono addossate tutte
le responsabilità su quanto l’anno passato ha portato di negativo, non a caso
si rappresenta alla fine di marzo o ai primi di aprile quando la natura si
risveglia.
Significativo è il fatto che, quando la vecchia viene trovata nel bosco, i
segantini la sbagliano per una quercia e decidono di tagliarla: il fatto
dimostra che la vecchia simboleggia la natura e dalla natura è stato scelto
uno dei simboli più rappresentativi.
A Gubbio e nelle campagne limitrofe, esiste da moltissimi anni l’usanza di
preparare un dolce a forma di vecchia che dovrà essere “segata”.
Il segare la vecchia è una tradizione assai apprezzata in campagna ma anche in
città.
Sulla sua origine non ci sono dati certi, ma l’ipotesi più avvalorata è che la
Vecchia simboleggi la Quaresima, tempo di privazioni e sacrifici: segarla
vorrebbe dire interrompere a metà i quaranta giorni di digiuno e di astinenza
per concedersi qualche licenza nel mangiare.
Il dolce a forma di donna rappresenterebbe dunque il periodo quaresimale che
viene "segato" proprio nel giorno che cade a metà del percorso penitenziale: è
un respiro ed una gratificazione per il corpo provato dalle privazioni che
questo periodo liturgico richiede.
L’appellativo “Vecchia” trova una giustificazione nella lunghezza del periodo
quaresimale.
A Gubbio, fra musiche e suoni tradizionali, viene tagliata un’enorme vecchia
di pasta frolla e distribuita a tutti i presenti alla manifestazione.
SAGRA DELLA SEGAVECCHIA
(Forlimpopoli)
Tradizionale e grandiosa sagra popolare, probabilmente si originò nel solco
degli antichissimi riti per la fertilità ed il ritorno della primavera. E’ la
festa più tradizionale di Forlimpopoli, la sagra paesana per eccellenza, la
più antica che si celebri tuttora in Romagna. Il nome curioso proviene
probabilmente da Firenze, ove nel giovedì di mezza quaresima era usanza segare
a metà un fantoccio, nel segno di riti e tradizioni di
origini pagane ed indi cristiano-medioevali. Verso la metà del XVI secolo,
questa usanza assunse il carattere simbolico di sagra burlesca con banchetti,
danze, maschere, carri allegorici di cui uno (trainato dai buoi) sormontato da
una gigantesca sagoma di vecchia che “…piena di frutta secca viene poi segata
da due popolani in mezzo alla piazza, alla presenza di migliaia di persone che
attendono gaudenti l’uscita di cuciarùl (castagne secche), di avulèni
(mandorle), di fich sech (fichi secchi)”.
La sostanza di questa sagra profondamente radicata, nonostante siano passati
più di quattro secoli, è ancora questa : serve da pretesto per inscenare, in
periodo di quaresima, un secondo carnevale.
FESTA DI PRIMAVERA, l'antica
Festa di Mezzaquaresima
(comune di Casola Valsenio)
BREVE STORIA DEI CARRI ALLEGORICI CASOLANI
Nei primi mesi del 1891, un gruppo di artigiani del paese decide di
organizzare, anche a Casola Valsenio, la Festa di Mezzaquaresima, detta anche
della Segavecchia, come già si svolgeva in molti centri della Romagna.
Una festa di origine pagana che interrompe il grigiore della Quaresima con un
giorno di carnevale che comprende una fiera di bestiame, balli, giochi, la
sfilata del carro della Vecchia (rappresentata da un enorme e grottesco
mascherone) e il corteo di carri accompagnati dal lancio di confetti e di
aranci.
La Vecchia, nella tradizione romagnola, é vista come la colpevole di tutti i
mali della stagione agricola passata e per questa colpa, dopo un processo
caricatura, viene o segata o, come succede a Casola, bruciata in piazza tra
canti, urla e balli con un rogo di purificazione e di propiziazione della
stagione che sta per iniziare.
Alla sfilata pomeridiana partecipano carri di tipo carnevalesco, inneggianti
alla natura che sta per risvegliarsi o che annunciano e celebrano i grandi
eventi che colpiscono la fantasia degli uomini (come il passaggio del secolo).
Di anno in anno la Festa di Mezzaquaresima prede piede, richiamando in paese
la popolazione della campagna. E', insomma, un "Carnevale in Quaresima" che
nel 1908, come accusano i socialisti del tempo, "è abolito per volontà del
clero".
In sostituzione si tiene, a metà del mese di maggio, la Festa di Primavera con
un carro fiorito al posto della Vecchia e con un corso pomeridiano di soli
carri allegorici seri, ideati del maestro Pietro Cortesi. Si tratta di carri
di pensiero, che hanno lo scopo di divertire ed educare rappresentando eventi
ed idee attraverso figure plastiche immobili su strutture di legno, grigioli e
gesso, innalzate su carri agricoli romagnoli.(...)
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